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Archivio per ottobre 2011

Il rischio idrogeologico dell’Italia

Le alluvioni in Liguria e in Toscana rendono evidenti a noi cittadini la mala gestione del territorio. La vulnerabilità del nostro paese dipende da vari aspetti:
-la scarsa conoscenza del territorio geologicamente
-la inesistente manutenzione ordinaria di alvei e zone boschive e infine la proliferazione di case senza un controllo idrogeologico
-precipitazioni sempre più concentrate e intense dovute al riscaldamento globale

In questo Italia la gestione ordinaria del territorio non fa notizia e non procura voti alla politica. Inoltre l’economia agricola non e’ più conveniente, le nuove generazioni non vogliono più sporcarsi le mani e rimane solo un territorio trascurato in un clima che cambia. La soluzione e’ rendere economicamente vantaggioso vivere nelle nostre campagne e in montagna con investimenti mirati e produttivi. Se non attueremo questa politica saremo costretti ad effettuare investimenti sempre più ingenti per rettificare alvei dei fiumi e contenere frane. La pianificazione del territorio e’ la priorità per questo paese montagnoso e collinoso. Progettare tenendo presente che le infrastrutture devono sopportare eventi piena sempre più intensi e meno distanziati nel tempo. Inoltri mi ripeto il controllo dei cittadini e delle autorità e la manutenzioni ordinaria sono la ricetta fondamentale per limitare il rischio idrogeologico.

Il problema e’ sempre il fotovoltaico

Ci risiamo il problema per questo piccoli paese sono sempre gli incentivi al fotovoltaico. Forti pressioni per tagliare i contributi dati in bolletta dagli utenti elettrici al fotovoltaico da parte dei grandi gruppi energetici specie quelli che operano nei cicli combinati. Le pressioni non vengono solamente dai grandi società energetiche ma anche dal settore solare termico e dall’efficienza energetica. Questa richiesta di sensibilità e di incentivo per me e’ giustificata con una corretta calibrazione degli incentivi al fotovoltaico. Ricordiamoci che il fotovoltaico e’ uno dei pochi settori trainanti nel nostro paese. Dobbiamo sicuramente studiare incentivi che creano efficienza nelle imprese come nelle nostre abitazioni. Io ritengo che parte dell’incentivo dovrebbe essere utilizzato per rinnovare la nostra rete elettrica. L’incentivo al comparto fotovoltaico non va eliminato ma trasferito specialmente nei grandi impianti per creare un sistema efficiente e gestibile. Inoltre il solare termico deve avere uno sviluppo paragonabile al fotovoltaico per avere un mix energetico legato alle grandi reti di teleriscaldamento. Unire il teleriscaldamento al solare termico deve diventare un obbligo per bilanciare l’aumento del combustibile e per offrire un servizio sempre più pulito nelle città sempre più congestionate. Il riscaldamento globale e l’inquinamento si risolve utilizzando tutte le fonti alternative ma non solo, percorrendo con efficacia la strada dell’efficienza energetica. La crisi economica si attenua sfruttando il solare in maniera sistemica considerando tutte le nostre centrali legate al solare e al petrolio. L’attuale crisi finanziaria e’ un stimolo a sfruttare l’energia gratuita del sole. Non possiamo più permettersi di finanziare guerre assurde per avere come ritorno economico pozzi pieni di sangue.

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L’Italia in piena burrasca

Lo spread btp per i nostri titoli pubblici e bund e’ arrivato a 402 punti (i dati sono di ieri) con crollo di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Monte di Paschi. Ricordiamo che lo spread misura il rischio paese. Lo spread a 400 punti porta il rendimento per i titoli a 10 anni oltre la soglia psicologica del 6%.

Premettiamo che le banche non falliscono perché sono soggetti sistemici, perché rappresentano nodi fondamentali per il sistema finanziario. Questa affermazione e’ importante perché le banche in Italia sono messi sempre sotto osservazione del mercato. Domenica il consiglio europeo discuterà dei problemi dell’euro. In Italia tarda ad uscire il ddl sullo sviluppo inoltre le affermazioni del nostro presidente del consiglio che non ci sono soldi e ci inventeremo qualcosa non aiuta i mercati. Ovviamente il caso della crisi Grecia mal gestita dall’europa influisce nel contesto attuale, totalmente confusionale. Francia e Germania litigano anche su di noi per decidere la strategia per costringerci a fare le riforme. Per fortuna un punto di certezza il nuovo governatore Visco. Speriamo possa essere indipendente rispetto alla politica e possa dare segnali alla nostra politica ballerina.

Da nord a sud un libro racconto di Silvia Simonetti – Martoglio

Silvia Simonetti, moglie dell’ing.  Martoglio, ha voluto ricordare il marito nel libro Dal nord al sud e ritorno.  Il libro racconta il suo percorso di vita: dall’infanzia in una piccola  borgata contadina ai primi studi alla scuola del Cottolengo; dalla guerra alla  laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino; dall’incontro con  Adriano Olivetti alla collaborazione con lui a Matera; dal lavoro nell’azienda Olivetti  a Ivrea e a Massa alla gestione di proprietà per conto della Piccola Casa  Divina Provvidenza Cottolengo. Martoglio, grazie  all’incontro con Adriano, si è trovato a lavorare in momenti e luoghi cruciali  per l’Italia del dopoguerra. A Matera nei primi anni ’50, organizzò il gruppo  di lavoro che studiò i Sassi e progettò il villaggio di La Martella. Ad Ivrea,  quando Olivetti ideò il movimento di Comunità e volle presentarsi in campo  politico, Martoglio ebbe un ruolo di primo piano nella sua realizzazione e si  presentò con Adriano nella lista per le elezioni al Parlamento. Sempre ad  Ivrea, l’ing. Martoglio siglò il primo accordo stipulato in Italia per la  riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Chi è interessato ad avere  notizie più approfondite sulla vita dell’ing. Martoglio può richiedere il libro  a:

famiglia Martoglio, c.so Vittorio Veneto 19, 10040 Cumiana  (TO)

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Un popolo che sta scomparendo: gli italiani

Molte volte mi sveglio e spero di non essere più Italiano. Perché la politica incivile mi ha tolto le mie origini. Adesso sono un apolide Italiano. Vorrei un sussulto del tessuto civile di questa nazione. Non basta dire che la politica e’ morta, dobbiamo fornire una risposta chiara a questo modo di governare il paese. Spegniamo la televisione facciamo fallire tutte le imprese legate a questo elettrodomestico stupido e inutile. Usciamo incontriamo gente. In casa litighiamo con nostra moglie, e’ sempre meglio che guardare un elettrodomestico piatto.

L’agricoltura in Italia ha ancora senso

Prendiamo spunto per questo articolo dalla trasmissione Presadiretta di Iacona dal titolo “Terra e cibo”. Io vengo da una famiglia di contadini. Mio padre con passione coltivava la sua terra collinosa. La sua attività agricola era un hobby poco remunerativo. La passione lo costringeva a intraprendere coltivazioni come la vite e il melo. Il lavoro necessario per ottenere buoni prodotti e’ infinito e i guadagni sono sempre stati insignificanti. Ma il gusto e la soddisfazione di mangiare cibo coltivato da te sono impagabili!

Con il tempo mi sono accorto da consumatore che la maggior parte delle persone non capisce nulla di cibo. Mi riferisco alla scarsa conoscenza della stagionalità di frutta verdura ma non solo. Il paradosso è che la frutta è sempre disponibile tutto l’anno. Questa abbondanza si ottiene operando in vari mercati o con trattamenti conservativi e con utilizzo di celle frigorifere per darci frutta e verdura sempre disponibile sulle nostre tavole in tutti i mesi dell’anno. Riporto le schede tratte dal sito http://www.bio-benessere.it/

Questi estremismi dovuti alla globalizzazione del gusto comportano la scomparsa dei nostri prodotti. Adesso il cliente finale è più attento all’etichetta, ma molto spesso le indicazione sono volutamente scarse e poco chiare. Mi riferisco, per esempio all’olio d’oliva extra vergine e a affermazioni del tipo “100% italiano” presente sull’etichetta. Sicuramente questa indicazione è generica e si presta a frodi perchè è difficile determinare la provenienza dell’olive. Ricordo che miscelare olive di diversa provenienza annulla le caratteristiche che possono derivare dal tipo di terreno, esposizione e altitudine del campo di coltivazione. L’olio d’oliva deve diventare come il vino con prodotti “DOC” “DOCG”, non basta più l’indicazione generica “DOP”. Salviamo i prodotti della nostra tavola e non facciamoli diventare di lusso, per ricchi e arricchiti.

I prodotti alimentari che ritroviamo sulla nostra tavola sono diventati un “must” a livello internazionale. Sempre più produttori alimentari utilizzano etichette con nomi italiani per imbrogliare il cliente sulla provenienza del prodotto e non solo. Il paradosso viene descritto dalla trasmissione della Rai Presadiretta “Siamo i primi del mondo per consumo, produzione e esportazione di pasta e mai potremmo coltivare tutto il grano che consumiamo, eppure continua a calare la produzione e a crescere l’importazione.” Inoltre: ”le aziende agricole italiane stanno per sparire: il 30% delle imprese legate alla terra ha chiuso negli ultimi dieci anni. In Lombardia sono 10 al giorno quelle che rinunciano. Sono 685mila gli ettari che un tempo erano coltivati a grano e che ora sono incolti. 20 milioni i quintali di cereali prodotti in meno.”

Non spaventiamoci se l’agricoltura nostrana comincia a guardare altrove per guadagnare, intendo al nuovo business dei biocarburanti (o biocombustibili) ad esempio. Il biocombustibile è un propellente ottenuto dalle biomasse: grano, mais, bietola, canna da zucchero ecc. Sicuramente questa risorsa può essere classificata come risorsa rinnovabile ma entra in conflitto con la produzione di alimenti. Inoltre il rapporto tra energia necessaria per produrre biocarburanti e quella resa disponibile non è sempre vantaggioso. I biocarburanti sono:

-biodiesel

-bioetanolo

-biometanolo

-biodimetilene

-olii vegetali

-ecc

Il biogas viene prodotto per processo di digestione anaerobica di liquami zootecnici e di scarti agroindustriali. Anche in questo caso si ottiene combustile che può entrare in conflitto con gli altri biocombustibili perchè nel fermentatore possono entrare prodotti alimentari altamente energetici che aumentano la produzione di biogas.

L’agricoltura schiacciata dai prezzi della grande distribuzione, grazie al crescere del prezzo della benzina troverà sempre più vantaggioso produrre biocombustibili. Inoltre il fotovoltaico è entrato in questo business agricolo con l’utilizzo di campi produttivi per produrre energia elettrica. Si sta passando dalla produzione di alimenti di qualità alla produzione di carburante per le nostre autovetture.

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L’Italia brucia il futuro dei giovani

Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha  spiegato la
situazione attuale al seminario dell’intergruppo  parlamentare per la
sussidiarietà  che si è svolto a Sarteano (Siena). Cercherò di analizzare
i suoi commenti, nella prospettiva del nuovo mercato delle Energie rinnovabili.

“La priorità assoluta è uscire dalla stagnazione, riavviando lo sviluppo con
misure strutturali”. La necessità di rimettere in moto il paese pensando alla
crescita e allo sviluppo del territorio è essenziale. Penso agli incentivi sul
fotovoltaico che sono pagati nella bolletta elettrica e non dallo stato. Lo
stato ha diminuito gli incentivi senza considerare le notevoli entrate per
l’erario.  Una diminuzione senza  programmazione ha comportato una
contrazione del mercato. In un settore con una forte presenza di forza lavoro
giovanile. In un programma di sviluppo del paese considerare il settore
dell’energia rinnovabile è prioritario per garantire un futuro  per i
giovani e per l’Italia.

“Stiamo mettendo a repentaglio non solo il loro futuro ma quello del paese
intero”. Il settore delle energie rinnovabili è quasi l’unico dei comparti che
permette ai giovani di trovare un lavoro stabile e duraturo.

Giustamente il governatore  sottolinea l’importanza dei giovani nel
nostro futuro: “Vi è un problema di inutilizzo del loro patrimonio  di
conoscenze, della loro capacità di innovazione. La bassa crescita dell’Italia
negli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte
alle giovani generazioni di contribuire allo sviluppo economico e sociale con
la loro capacità innovativa, la loro conoscenza, il loro entusiasmo”.  I
giovani in tutti i settori sono il carburante necessario per lo sviluppo e non possono
essere sottoutilizzati.

Inoltre sottolinea  che “il reddito dei nuclei con capofamiglia di 65 e
più anni è aumentato. Nel complesso, la condizione di povertà economica delle
famiglie con i figli si è aggravata”.

Oltre ai giovani che non trovano il lavoro, ad aggravare la situazione ci
sono le continue emorragie di posti di lavoro dovute al continuo peggioramento
della crisi economica.

Chioso questo articolo con questa frase del governatore “il successo
professionale di un giovane” – o meno giovane (sottolineo io) – “appare
dipendere più dal luogo di nascita e dalle caratteristiche dei genitori che
dalle caratteristiche personali come il titolo di studio conseguito”

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Pensieri sparsi

Scrivere un articolo su Steve Jobs mi ha fatto ricordare l’esperienza di mio padre come collaboratore di Adriano Olivetti. La lezione che in questi tempi deve essere imparata e’ l’etica dell’impresa e della società civile. Non si riesce ad essere uno stato con una prospettiva di futuro se i cittadini con la loro lotta quotidiana non pretendono dalla politica moralità e intelligenza nella azione politica.

Cito alcune frasi del manifesto programmatico di Comunità (Adriano Olivetti a cura della Direzione Politica Esecutiva).

“Politica è rapporto attivo, consapevole, armonioso tra l’uomo e l’ambiente nel suo operare quotidiano, e azione politica è la ricerca delle condizioni in cui questo rapporto possa avere vita.”

“[..] il grande valore «politico» che ha per noi l’urbanistica.” E’ importante sottolineare questa frase in un momento come questo dove si ridiscute di condono che uccide tutte le regole urbanistiche.

“Il partito moderno è uno strumento centralizzato e burocratico che svolge nell’ambito dello Stato una funzione di sclerosi analoga a quella svolta dai nazionalismi riguardo alla vita internazionale, e costituisce un diaframma artificiale, e spesso oppressivo, tra la realtà sociale e gli organi politici della collettività. Il monopolio della vita politica in tutte le sue fasi ormai assunto dai partiti, suggerirebbe una strada – per altro non scevra di pericoli– per garanzia dei cittadini: cioè un controllo costituzionale continuo sulla democraticità interna dei partiti, il che implicherebbe una sorta di riconoscimento giuridico, non interamente dissimile da quello che si è andato imponendo per i sindacati. Ma, oltre tutto, rimarrebbe sempre estremamente difficile stabilire il criterio «obiettivo» per il diritto alla permanenza e per le ammissioni di nuovi soci nel partito. Probabilmente conviene spezzare il
monopolio creando una serie di strutture e vincoli costituzionali, che limitino, dall’esterno, i partiti.”

Credo che queste frasi non abbiano bisogno di commento in questo contesto politico dove ogni regola o legge viene sistematicamente calpestata.

“Tuttavia essi dovranno avere ben chiaro che un partito non potrà mai essere che uno degli strumenti, e mai l’unico, per la realizzazione di obiettivi politici. II Movimento Comunità infatti respinge l’interpretazione del partito o dell’azione parlamentare come unico strumento della lotta politica, e fonda tutta la sua azione sulla efficacia politica delle associazioni territoriali
autonome, i sindacati autonomi, le forze della cultura.”

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Steve Jobs

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E’ morto nella notte Steve Jobs per me e’ stato una figura di riferimento. La vita lavorativa Jobs e’ passata dalla Pixar al Macintosh, con i prodotti fantastici come iPod, iPhone e iPad senza trascurare i computer sempre innovativi e belli.

Ricordo il suo motto “Stay hungry, stay foolish” (“Siate affamati, siate folli”).

Riporto in italiano il testo del discorso:

“Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

La prima storia parla di “unire i puntini”.

Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?

Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.

Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:

il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.

Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.

Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.

Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.

Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.

Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

La mia terza storia parla della morte.

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.

Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.

Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.”

Steve Jobs

Credo sia una grande perdita per la sua capacita’ di vedere il futuro con i suoi prodotti unici. Nella mia famiglia si lavorava all’Olivetti azienda informatica Italiana. Questa azienda all’inizio era molto simile all’Apple per la cura dei prodotti e attenzione al design. Ricordo che mio fratello che lavorava nel settore informatica mi disse che Steve Jobs venne a Ivrea a vedere l’Olivetti nei primi anni 90.
Cito questo interessante articolo firstonline per capire l’intreccio tra l’Olivetti e Steve Jobs.

Nella sua visita secondo Elserino Piol ex dirigente Olivetti ricorda “era molto affascinato dall’attenzione che noi italiani davamo al design e all’immagine. Ricordo che ci rimase male quando gli dicemmo che l’architetto Pellini, che all’epoca disegnava i nostri modelli, si trovava a Milano: insistette per andare nel capoluogo lombardo e incontrarlo. Di quell’incontro ho conservato soprattutto un grande ricordo umano, di una persona appassionata e comunicativa”. Continua “Proprio in quel periodo, infatti, all’inizio degli anni 90, Piol ebbe occasione di incontrare più volte un giovane e rampante Steve Jobs, appena uscito dalla Apple, azienda che aveva cofondato nel 1976, per dedicarsi alla costituzione di una nuova società, la NeXT Computers (che successivamente acquisirà anche la Pixar Animation Studios”.

L’articolo prosegue “Mentre qualche anno dopo – prosegue Piol – ho avuto prova della sua immensa capacità impenditoriale. All’epoca ero nella venture capital Power Computing, azienda distaccata di Olivetti, che era stata incaricata dalla Apple di produrre i famosi “Mac clones”, ossia i pc mac-compatibili”.

A Jobs però, che nel frattempo era tornato alla guida della “mela”, questa cosa non andava giù. “Infatti si oppose fermamente – ricorda Piol -, ma anzichè ingaggiare una lunga e sconveniente battaglia giudiziaria, diplomaticamente ci mise a disposizione un certo capitale per finanziare la chiusura della Power. In quella circostanza dimostrò tutta la sua capacità e intelligenza imprenditoriale”.

www.firstonline.info

La mia passione e’ nata potendo vedere i primi computer. I prodotti dell’Apple sono sempre stati un sogno almeno per me. Concretizzato con l’iPhone con cui scrivo questo articolo. Ho letto un libro sulla sua vita che descrive la sua figura con luci e ombre. Quello che ho capito e’ la sua attenzione in tutti prodotti per il design e per la praticità degli oggetti usciti dell’azienda. Le sua peculiarità e’ la scelta delle persone competenti per farle collaborare in team.

Ricordiamo il mitico lungometraggio della Pixar wally. Il film è ambientato sulla terra nel 2815, tutto è ormai pieno di rifiuti rimane solo Wally-E (Waste Allocator Load Lifter – Earth class, sollevatore terrestre di carichi di rifiuti). Un film dedicato all’ambiente e con questo saluto il genio che ci ha illuminato con le sue idee.

L’agenzia Moody’s declassa l’Italia

Agenzia Moody’s ha deciso di tagliare il rating dell’Italia di tre livelli, portandolo da Aa2 ad A2, con outlook negativo. La valutazione e’ pari a quella di Malta. La possibilità di un declassamento era nell’aria dall’avvertimento del 17 giugno scorso, ora è diventata realtà. Il 20 settembre scorso era stata l’agenzia Standard&Poor’s a tagliare l’affidabilità del nostro debito, portandolo da A+ ad A. Per Berlusconi o e colpa alla stampa, non cambia nulla perché stiamo lavorando per la crescita (forse intendeva dire decrescita infelice). Inoltre dichiara la Ue ci approva.

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